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Il Bureau of Industry and Security (BIS) dello U.S. Department of Commerce ieri ha stabilito una licenza temporanea di 90 giorni per Huawei che le consentirà di stabilire nuovi accordi con le aziende statunitensi, ma il fondatore dell’azienda Ren Zhengfei è convinto che non possa incidere sui piani aziendali.

L’ordine esecutivo della Casa Bianca, riguardante l’autorizzazione di “esportazione, ri-esportazione e trasferimento di articoli” a Huawei e le sue altre 68 aziende, di fatto viene sospeso nei contenuti fino al 19 agosto. “La Licenza Temporanea Generale concede agli operatori il tempo di prendere altri accordi e al Dipartimento per determinare le misure a lungo termine che verranno applicate ai provider TLC statunitensi e stranieri che attualmente si affidano alle apparecchiature Huawei per servizi critici “, ha commentato il segretario al Commercio Wilbur Ross. “In breve, questa licenza consentirà l’operatività per gli attuali utenti di telefoni cellulari Huawei e le reti rurali a banda larga“. Queste ultime infatti sono quelle che maggiormente hanno impiegato apparecchiature cinesi e soprattutto potrebbero avere maggiori difficoltà ad affidarsi ad aziende alternative – tendenzialmente più care.

In sintesi vengono autorizzate le attività legate alle reti esistenti e il supporto ai servizi mobili, compresa la cybersicurezza correlata, ma nulla di più. Ren Zhengfei, poche ore fa, durante un incontro con la stampa presso il quartier generale di Shenzhen, ha riconosciuto che “è un momento critico” ma anche che è riconoscente alle aziende statunitensi per il contributo allo sviluppo che hanno fornito e la coscienza del problema che hanno manifestato.

“Per quanto ne so, le aziende statunitensi hanno fatto sforzi per persuadere il governo degli Stati Uniti a consentire loro di collaborare con Huawei”, ha dichiarato. Insomma, l’azienda non biasima probabilmente Google, Qualcomm, Intel e Xilinx che stanno attuando il congelamento della fornitura di software e componenti a Huawei. Per altro la criticità che potrebbe emergere con Google Play e altri servizi contribuirebbe “solo” ad accelerare il rilascio del suo nuovo sistema operativo Kirin OS.

Da ricordare che nel 2018 dei 70 miliardi di dollari spesi dal colosso cinese per componenti, circa 11 miliardi sono andati nelle tasche delle società statunitensi come ad esempio Qualcomm, Intel e Micron. Ma è tutto il settore che rischia: l’ultimo rapporto di Information Technology & Innovation Foundation stima che l’operazione della Casa Bianca potrebbe ridurre le esportazioni tecnologiche nei prossimi cinque anni di 56,3 miliardi di dollari.

“Abbiamo sempre bisogno di chipset sviluppati negli Stati Uniti e non possiamo escludere prodotti americani con una mente ristretta”, ha affermato Ren Zhengfei. E anche sul fronte 5G l’azienda è tranquilla perché secondo il patron il Governo statunitense ha “sottostimato le capacità di Huawei”: a suo parere nessuno sarà in grado di eguagliare il loro livello tecnologico raggiunto prima di due o tre anni.

“L’obiettivo sembra essere quello di evitare un crash nei settori Internet, computer e smartphone”, ha commentato l’avvocato Kevin Wolf, funzionario del Dipartimento del Commercio. “Non è una capitolazione. Questa è amministrazione”.