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Dopo il vinile anche la musicassetta sta lentamente tornando. Dopo il passaggio completo al digitale, la voglia di assaporare nuovamente l’analogico e le sue amabili “imperfezioni” è in costante crescita. Sono tanti i produttori che, spinti dal una richiesta in notevole aumento, negli ultimi mesi hanno iniziato a realizzare device ed accessori in grado di “far girare i nastri”.

Spinte anche dal successo di molte serie TV, le vendite di musicassette sono aumentate del 74 percento nel 2016 e hanno continuato a crescere. Nel 2018, sono aumentate di un altro 23 percento raggiungendo un totale di 219.000 nastri rispetto ai 74.000 del 2015.

Ma quando tutto sembra andare per il verso giusto ecco che arriva la cattiva notizia: la carenza mondiale di ossido di ferro gamma ne sta rallentando la produzione. La National Audio Company (NAC), il più grande produttore di cassette negli Stati Uniti, ha inviato una lettera ai propri clienti spiegando che, a causa di questa carenza, non sarà in grado di evadere gli ordini con regolarità.

I problemi nascono da una ristrutturazione in atto che sta interessando quello che sembrerebbe essere l’unico stabilimento al mondo in grado di raffinare l’ossido ferrico, materiale essenziale per realizzare il nastro magnetico di registrazione. Il NAC ha ricevuto finora solo 2 tonnellate di ossido ferrico rispetto alle 50 tonnellate richieste. La buona notizia è che ne dovrebbe ricevere circa 11 tonnellate questo mese per poi sperare in una maggiore regolarità.

Gli amanti del genere, comunque, sono avvisati: probabilmente sarebbe meglio fare qualche scorta in più dato che tutta l’industria delle musicassette sembrerebbe far affidamento solo su una raffineria di ossido di ferro.