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Dall’altra parte del mondo arriva una notizia davvero importante per la libera concorrenza globalizzata: la corte distrettuale degli USA ha rimosso tutta una serie di divieti che Trump aveva imposto a Xiaomi nel mese di gennaio.

C’è da ricordare però che la blacklist nella quale era stata collocata Xiaomi non è quella dove è stata inserita Huawei, quest’ultimo brand è messo decisamente peggio e ne guai con maggiori restrizioni.

Il motivo che stava dietro alla decisione del governo Trump, era il fatto che l’azienda avesse rapporti con l’esercito cinese e questo faceva scattare il divieto per gli investitori che, inoltre, non potevano in alcun modo spendere ed acquistare i titoli del brand.

Ovviamente Xiaomi fin da subito costruì la sua difesa, depositando una denuncia presso gli uffici del ministero della difesa con oggetto il fatto che la motivazione era completamente illegale e incostituzionale. Ha altresì riportato il fatto che non ha mai avuto alcun rapporto con l’esercito cinese e che i divieti imposti avessero delle conseguenze devastanti per la società stessa ma anche per gli investitori USA che, dice l’azienda, sono anche parecchi.

Ebbene, il 12 marzo la Corte Distrettuale si è espressa ordinando con effetto immediato la rimozione di Xiaomi dalla blacklist cui era stata ingiustamente inserita. La società ha intenzione di proseguire verso la Corte chiedendo l’illegittimità della designazione e il risarcimento danni secondo la quale questo stato ha influito.

Xiaomi è un’azienda tecnologica giovane e dinamica che nel corso di questi anni ha offerto ai consumatori i prodotti più sorprendenti a prezzi onesti e che continuerà a lavorare incessantemente e con impegno con i propri partner globali, queste le parole dell’azienda dopo l’esito del ricorso. E Huawei? Potrebbe sfruttare lo stesso iter che ha seguito Xiaomi per almeno smuovere qualcosa. Vedremo come andrà.