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Huawei perderà il vantaggio di due anni costruito sugli avversari Ericsson e Nokia per colpa del ban imposto dall’amministrazione Trump, ma proseguirà la sua crescita sia nel campo 5G sia in quello degli smartphone. È quanto rivela il fondatore e CEO della società cinese Ren Zhengfei nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg Television (era dal 2015 che non parlava con i media stranieri), occasione adatta per fare il punto della situazione dopo la settimana di fuoco vissuta tra annunci di fine rapporti e reazioni dal mondo politico e finanziario.

L’azienda andrà avanti, e lo farà affidandosi alle proprie forze: “non importa quali materiali verranno usati per far volare l’aereo, che sia metallo, stoffa o carta, l’obiettivo è mantenere l’aereo in cielo”, spiega con una metafora il CEO. Del resto, è vero che Huawei ha già da tempo sviluppato i propri processori, e sta anche lavorando su un sistema operativo proprietario | Huawei OS potrebbe chiamarsi Hongmeng | marchio depositato in Cina | che potrebbe consentirle di rendersi indipendente dai “fornitori statunitensi”, così come previsto dal ban di Trump.

Il problema, in questo caso, è la rapidità con cui si “aggiusta l’aereo”. E qui Huawei sembra aver preso le contromisure, visto che lo stesso Zhengfei ha ammesso che già dal 2018 l’azienda ha iniziato ad accumulare componenti sufficienti per assicurarsi un’autonomia di almeno tre mesi, consapevole del fatto che dopo i divieti a ZTE (costretta per un certo periodo a interrompere le attività) sarebbe potuta essere proprio Huawei la successiva “vittima sacrificale” di una ben più ampia guerra (di nervi) commerciale USA-Cina.

Ren Zhengfei

A questo punto cosa potrebbe accadere? Forse una reazione del governo cinese, pronto magari a boicottare le aziende americane che operano sul suo territorio? (Per fare un esempio, Goldman Sachs stima che Apple rischierebbe di perdere un terzo dei suoi profitti se venisse imposto un ban del genere). Zhengfei tuttavia rifiuta questa ipotesi, affermando che mai appoggerà una simile reazione. “Non succederà, prima di tutto. Poi, se ciò dovesse mai accadere, sarò il primo a protestare”.

Il CEO ha poi rilasciato alla TV locale CCTV parole rassicuranti sul futuro dell’azienda: Huawei non morirà. E ne è talmente sicuro da aver fatto incidere su 20 mila medaglie la dicitura: “Huawei is not dead” (Huawei non è morta).

Di sicuro incideranno sulle sorti dell’azienda i colloqui tra le due superpotenze, magari già in occasione del G20 in Giappone. Nel frattempo, Zhengfei attende le prossime mosse di Trump, appena poco tempo fa definito “un grande Presidente”. E se l’inquilino della Casa Bianca dovesse telefonargli? “Non ha il mio numero”, chiosa il CEO di Huawei.