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La Cina sarebbe pronta a rispondere alla “Entity List” dell’amministrazione Trump con una sua “unreliable entities list”, una lista di società, organizzazioni e persone inaffidabili che possono interferire con le imprese locali. Tra queste, secondo quanto riportato dal WSJ, ci sarebbero aziende che rompono la “natura” dei contratti, violano le “regole del mercato”, bloccano le forniture alle aziende per “motivi non commerciali” e danneggiano in altro modo i “legittimi diritti e interessi”.

Il governo cinese, tuttavia, ancora non ha fatto menzione di chi è incluso in questa lista e del tipo di contromisure che attuerebbe, qualora decidesse di farlo. Ed è probabile che per ora non accada. L’economia cinese, infatti, è ancora basata in parte sulle imprese statunitensi che hanno in essere ordini e contratti. Interrompere rapporti con questi partner potrebbe causare seri problemi per molte aziende locali.

Tuttavia, la lista potrebbe eventualmente servire come una sorta di “moneta di scambio” per costringere gli Stati Uniti a tornare al tavolo delle trattative e rimuovere Huawei dalla lista del Dipartimento del Commercio.

Ovviamente, questa storia non potrà far altro che danneggiare tutto il settore tecnologico in caso di inasprimento dei rapporti, sia da una parte che dall’altra. Anche aziende come Intel e Qualcomm, che hanno dovuto interrompere il supporto a Huawei in ottemperanza al ban statunitense, in caso di un’uscita dal mercato cinese si potrebbero trovare in serie difficoltà. Stesso discorso per Apple che in Cina assembla la maggior parte dei suoi device.

In questi ultimi giorni, tuttavia, le acque sembrerebbero un po’ più calme anche se tutto dipende dai 90 giorni di “tregua” nei confronti di Huawei che sono stati sanciti dal Dipartimento del Commercio. Ma in realtà le cose non stanno proprio così. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, che cita il Financial Times, subito dopo il ban statunitense, Huawei avrebbe ordinato ai suoi dipendenti di “cancellare i meeting tecnici con controparti americane” ed avrebbe “rispedito a casa numerosi dipendenti statunitensi impegnati nel quartier generale di Shenzhen”. Huawei, inoltre, starebbe cercando di limitare qualsiasi interazione dei suoi dipendenti con cittadini americani.