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L’account Twitter ufficiale di DOTA 2 ha annunciato che gli sviluppatori hanno bannato più di 40.000 giocatori per “abuso di matchmaking”. Cosa significa esattamente? Non è stato spiegato. In linea generale, significa che qualcuno ha usato strumenti esterni per manipolare il matchmaking o ha eseguito azioni come lo “smurfing”, ovvero ha creato un account secondario per scontarsi contro giocatori di basso livello e vincere facilmente grazie alla propria abilità superiore.

DOTA 2, al pari di molti altri giochi online, è sempre soggetto a possibili abusi del suo sistema classificato. Alle volte, alcuni giocatori fanno anche “Boosting” ovvero pagano qualcuno per giocare con il loro account e raggiungere un livello più alto: ricordiamo infatti che le modalità classificate di DOTA 2 sono accessibili solo dopo aver speso 100 ore giocando online, quindi è facile capire perché qualcuno possa decidere di sfruttare pratiche illecite per tagliare i tempi.

DOTA 2

Non è inoltre la prima volta che Valve banna account all’interno di DOTA 2: nel gennaio 2019 gli sviluppatori hanno allontanato più di 17.000 utenti e, a settembre, hanno imposto vari ban della durata di 19 anni in seguito a una serie di infrazioni, come i già detto smurfing e boosting. Uno sviluppatore ha affermato, all’epoca, che era massima priorità continuare a sorvegliare la situazione ed evitare nuovi abusi.

Inoltre, Valve ha rilasciato un nuovo update che, secondo quanto condiviso, dovrebbe rilevare gli “smurf” più facilmente, così da limitare il problema. Ovviamente non mancano le critiche di giocatori che affermano di non aver fatto nulla di male pur avendo ricevuto un ban mentre altri dichiarano addirittura di non aver mai giocato negli ultimi anni e di essere comunque stati bannati. Come sempre, è impossibile sapere se le loro segnalazioni siano oneste o meno. Diteci, cosa ne pensate dell’attuale situazione dell’online di DOTA 2? Avete problemi con il matchmaking?