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Recentemente, tramite le pagine di Edge abbiamo avuto l’occasione di scoprire qualche nuovo dettaglio legato a Google Stadia, la nuova piattaforma di game streaming del colosso di Mountain View. Il VP of engineering Majd Bakar ha infatti spiegato che un obbiettivo della piattaforma è di sfruttare una tecnologia chiamata “Latenza negativa”. Ovviamente il termine non va inteso in senso letterale.

In pratica, la Latenza negativa consiste nella capacità di Google Stadia di prevedere le azioni del giocatore con qualche frame in anticipo così da poter calcolare e inviare tali frame prima ancora che l’utente abbia effettivamente eseguito l’azione; in tal modo, anche in caso di momentaneo calo di connessione e conseguente lag, l’esperienza rimarrebbe fluida in ogni istante. Non si tratta di qualcosa di impossibile, ma semplicemente molto complesso.

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Il problema, però, non è legato alla complessità della tecnologia alla base di questa Latenza negativa, ma più che altro a ciò che questa richiede al giocatore: un maggior consumo di dati. Secondo quanto affermato da Ars Technica, Microsoft nel 2014 aveva ideato un sistema praticamente identico, ma tale tecnologia richiede uno scambio di dati che va dal +50% al +400% rispetto al normale game streaming. Questo renderebbe il gioco tramite una connessione a consumo, sopratutto in 4K e 60 FPS, praticamente impossibile.

Mettendo da parte precisi calcoli del consumo dati, che lasciano il tempo che trovano fino a quando Google Stadia non sarà disponibile, tramite un sondaggio di BroadbandNow, basato su circa mille partecipanti, quasi un quinto dei videogiocatori che usano i videogame almeno 22 ore a settimana (ovvero i più probabili futuri utenti di Google Stadia) hanno accesso unicamente a una rete domestica a consumo. Indipendentemente dalla velocità di upload e download raggiunta, questi utenti sono automaticamente tagliati fuori, visto che giocare ore e ore con lo streaming, sopratutto se la Latenza negativa divenisse realtà, farebbe loro superare il limite di dati mensile in brevissimo tempo.

Ovviamente tutto questo non è colpa di Google, ma certamente la società deve capire come poter accedere a un bacino di utenza di questo tipo. Voi cosa ne pensate?