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Se nel mondo contemporaneo le logiche di distribuzione sono decisamente cambiate rispetto a quanto accadeva anche solo una manciata di anni fa, le cose andavano chiaramente in modo diverso nel secolo scorso. Parliamo in maniera specifica degli anni Ottanta e Novanta, quando uscivano le prime console che sono state in grado di definire maggiormente quello che è il panorama attuale dei videogames, in particolare di quelle portatili. Gli appassionati della software house nipponica, meglio noti come i “nintendari”, sanno già di cosa stiamo parlando. Il 28 settembre 1990 usciva per la prima volta Game Boy, ma solo in Europa. Sì, perché questo piccola, magica “scatola” di plastica e dallo schermo decisamente ridotto era già disponibile nel resto del mondo, a partire dal Giappone chiaramente, dal 21 aprile 1989, e il vecchio continente aveva pagato ancora una volta lo scotto di essere appunto…vecchio. E se oggi siamo arrivati alla versione Switch con la possibilità di collegare anche al televisore la nostra console, tra DLC Pokémon in attesa di essere annunciati e tanti titoli, anche Tripla A, che coinvolgono questa console come le più classiche “domestiche”, com’erano i primi anni di Game Boy? Nonostante la sua produzione sia terminata nel 2003, il suo posto nel nostro cuore non verrà mai perso. Riscopriamo allora la storia di questa piccola, grande console nel giorno del suo importante anniversario europeo!

L’alba di una nuova era

La prima console portatile a 8 bit della famiglia Game Boy è stata rilasciata per la prima volta in Giappone il lontano 21 aprile 1989, un evento che si è successivamente replicato in Nord America, tre mesi dopo, e infine in Europa, più di un anno dopo, proprio il 28 settembre del 1990, come anticipato. La console è stata progettata dallo stesso team che ha sviluppato la serie di giochi elettronici portatili Game & Watch e diversi titoli per Nintendo Entertainment System: i nomi di questo fantastico trio erano quelli di Satoru Okada, Gunpei Yokoi e Nintendo Research & Development 1.

Se quest’ultimo nome non vi dice nulla, facciamo subito chiarezza in merito: il Dipartimento Ricerca e Sviluppo n. 1 di Nintendo, noto anche come Nintendo R&D1, era il più vecchio team di sviluppo di videogiochi di Nintendo. La sua creazione coincise con l’ingresso di Nintendo nell’industria dei videogiochi, e l’originale R&D1 era diretto da Gunpei Yokoi, lo stesso che ha partecipato, come abbiamo appena detto, alla realizzazione dei titoli per Game Boy. Il team ha creato diverse serie Nintendo degne di nota e di evidente fama mondiale: tra queste, annoveriamo Metroid, Mario Bros. e Donkey Kong.

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La seconda console di gioco portatile di Nintendo, il Game Boy, arriva proprio dopo il NES, combinando le caratteristiche sia di quest’ultima console domestica, sia quelle dell’hardware Game & Watch. La nuova console è inoltre dotata di uno schermo a matrice di punti verde opaco, diventato iconico nel tempo e uno dei simboli videoludici amarcord per eccellenza, con quadrante a contrasto regolabile. Immancabili anche i cinque pulsanti di controllo (un pad direzionale, due pulsanti di gioco, affiancati da “START” e “SELECT”), un singolo altoparlante con volume regolabile e, come i suoi “rivali”, usa le cartucce come supporto fisico per i giochi, un altro simbolo che spesso ritorna nella memoria collettiva, così come è altrettanto caro ai collezionisti.

In realtà i colori non erano del tutto assenti: la gamma cromatica prevedeva “addirittura” due tonalità di grigio con qualche dettaglio reso in nero, blu e magenta scuro. Come dimenticare poi la forma dell’hardware, con i suoi angoli morbidamente arrotondati, eccezion fatta per quello in basso a destra, curvo. E poi il suo funzionamento a pile, senza alcuna alternativa, almeno all’epoca. Quante confezioni di pile stilo avete macinato, nella vostra infanzia? I vostri genitori se lo ricorderanno bene, ma anche voi, non abbiamo alcun dubbio in merito.

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Il lancio, la concorrenza e le varianti hardware

Al momento del lancio, è stata venduta come unità a sé stante, o in bundle con uno dei vari giochi disponibili, ovvero Super Mario Land o perfino Tetris. Sono stati sviluppati anche diversi accessori, tra cui una custodia per il trasporto, Game Genie e una stampante. Nonostante sia tecnologicamente inferiore ai suoi concorrenti di quarta generazione, tra cui contiamo Game Gear di Sega, Lynx di Atari e TurboExpress di NEC, il Game Boy ha ricevuto elogi per la durata della batteria e la durata della sua costruzione. Ha rapidamente superato la concorrenza in termini economici, riuscendo a vendere un milione di unità solo negli Stati Uniti in poche settimane. A oggi, si stima che circa 118 milioni di unità del Game Boy e del suo successore, il Game Boy Color, siano state vendute in tutto il mondo.

Game Boy, del resto, è uno dei dispositivi più riconoscibili degli anni ’90, diventando un’icona culturale negli anni successivi alla sua uscita. Durante la vita della console sono stati realizzati diverse alternative dell’hardware, tra cui la versione Game Boy Pocket nel 1996 e il Game Boy Light nel 1998 (solo in Giappone). La produzione del Game Boy è proseguita nei primi anni 2000, anche dopo l’uscita del suo secondo successore, il Game Boy Advance, nel 2001, per poi cessare definitivamente nel 2003.

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Ma nel corso dei suoi quasi quindici anni di vita, Nintendo ha deciso di omaggiare la sua nuova console portatile con alcune particolari edizioni, come accennavamo poc’anzi. Il 20 marzo 1995, Nintendo ha lanciato la campagna “Play It Loud!”, nota in Giappone come Game Boy Bros., al fine di promuovere alcuni diversi modelli di Game Boy con custodia colorata, una nuova linea di console portatile a colori che ha decisamente creato un precedente per i successivi modelli Nintendo. Da allora, ognuno di essi è disponibile in più di un colore: le unità Play It Loud! sono state prodotte in rosso, verde, nero, giallo, bianco, blu e trasparente, anche note come X-Ray nel Regno Unito. In realtà, la versione blu era un’uscita destinata solo ai Paesi localizzati in Europa e Giappone, mentre il bianco era un’uscita a maggioranza giapponese tramite i negozi inglesi Toys R Us, che la hanno anche ottenuta come edizione esclusiva per loro.

A seguire, altre due varianti sono state introdotte, a partire da Game Boy Pocket in vendita a 69,99 dollari, disponibile dal 21 luglio 1996. Si trattava di un’unità più piccola e leggera che richiedeva meno batterie (ne contava solo due batterie AAA, garantendo circa 10 ore di gioco), ma era alimentabile anche tramite un jack DC da 3 volt. Il Pocket ha una porta di collegamento più piccola, che richiede un adattatore per il collegamento con il vecchio Game Boy e il cui design venne utilizzato su tutti i successivi modelli di Game Boy, salvo Game Boy Micro. Lo schermo diventa inoltre un vero display in bianco e nero, ed è più grande di quello di Game Boy Color, che in seguito lo ha sostituito.

Anche se, come il suo predecessore, Game Boy Pocket non ha una retroilluminazione che permetta di giocare in luoghi bui, ha migliorato notevolmente la visibilità e il tempo di risposta dei pixel e non aveva un LED di alimentazione, presto aggiunto a grande richiesta del pubblico, insieme a nuove unità Game Boy Pocket di diversi colori (rilasciate il 28 aprile 1997).

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Infine non manca Game Boy Light, uscito il 14 aprile 1998 e disponibile solo in Giappone, una versione leggermente più grande del Game Boy Pocket e dotato di retroilluminazione, due sole batterie AA, che offrono circa 20 ore di gioco a luce spenta e 12 a luce accesa. Il modello era disponibile in due colori standard: oro e argento, oltre ad aver ricevuto anche numerose edizioni speciali, tra cui un’edizione Astro Boy con una custodia trasparente e una foto di Astro Boy, un’edizione Osamu Tezuka World con una custodia rossa trasparente e una foto dei suoi personaggi, e una versione gialla dedicata al Pokémon Center Tokyo.

La ricezione e la tecnologia di Game Boy

Come anticipavamo, sebbene fosse tecnicamente meno avanzato del Lynx e di altri concorrenti, in particolare perché non supportava il colore, il prezzo più basso del Game Boy, insieme alla maggiore durata della batteria, lo ha reso molto più coinvolgente e apprezzato dal pubblico di acquirenti. Nelle sue prime due settimane in Giappone, a partire dalla sua uscita, l’intero stock di 300.000 unità è stato venduto; pochi mesi dopo, il 31 luglio 1989, sono state vendute 40.000 unità il primo giorno di uscita.

Più di 118 milioni di unità di Game Boy e Game Boy Color insieme sono state vendute in tutto il mondo, con 32,47 milioni di unità in Giappone, 44. Nel 1997, prima dell’uscita del Game Boy Color alla fine del 1998, 64,42 milioni di unità del Game Boy sono state vendute in tutto il mondo. In una conferenza stampa del 14 marzo 1994 a San Francisco, il vicepresidente del marketing di Nintendo, Peter Main, ha risposto alle domande su quando Nintendo stava uscendo con un sistema portatile a colori, affermando che le vendite del Game Boy erano abbastanza forti da fargli decidere di non sviluppare un nuovo sistema portatile per il prossimo futuro.

Ma chi giocava con Game Boy, di fatto? Nel 1995, Nintendo of America ha annunciato che il 46% dei giocatori Game Boy era di sesso femminile, una percentuale superiore a quella delle giocatrici sia per il Nintendo Entertainment System (29%) che per il Super Nintendo Entertainment System (14%). Nel 2009, il Game Boy è stato inserito nella National Toy Hall of Fame, 20 anni dopo la sua introduzione. Dunque dobbiamo dire addio a questo piccolo, grande universo che ha caratterizzato il passato di tanti giocatori in tutto il mondo? Non si direbbe: dal 6 giugno 2011, i giochi Game Boy e Game Boy Color sono disponibili sul servizio Virtual Console del Nintendo eShop del Nintendo 3DS, una console che sicuramente è più in vita del suo antenato, ma a cui deve praticamente tutto.