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C’è uno scontro milionario in atto in America, che si è propagato inevitabilmente anche al di fuori del suolo americano: da un lato Fortnite, quindi Epic, dall’altro Apple e Google, separati da rispettivi interessi e da rispettivi introiti. Al centro del contenzioso c’è un accordo economico che potrebbe far saltare una grande fetta di guadagno di una delle aziende chiamate in causa, per quello che può assumere i connotati di capriccio, ma che in realtà affonda le proprie radici in ragioni commerciali che sono ben distanti dalle nostre consuetudini di videogiocatori o comunque di comuni cittadini. Proviamo a fare ordine in questa diatriba che ci rievoca alla memoria anche la vicenda che ha visto Marvel-Disney e Sony lottare, nel 2019, per la proprietà e l’utilizzo di Spider-Man nelle opere di intrattenimento.

Dov’è finito Fortnite?

Epic Games, l’azienda che ha creato Fortnite e che negli ultimi anni ha messo in piedi un impero dalla grande portata aprendo anche il proprio store per giochi PC, l’Epic Store, pronto a fare concorrenza a Steam, ha deciso di citare in giudizio Apple e Google per il modo in cui rispettivamente gestiscono i loro Store, l’App Store e il Play Store. L’accusa per le due aziende è quella di esercitare un potere di monopolio e quindi di agire contro la libertà di azione della stessa Epic Games, che così facendo proverebbe quasi a ergersi a paladina della giustizia dell’utilizzo dei due negozi virtuali e portavoce di tanti altri sviluppatori.

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A scatenare l’accaduto, in realtà, c’è dietro tanto altro, ma quello che è il risultato adesso della vicenda è che Fortnite è stato escluso sia dall’App Store che dal Play Store, tenendo ben lontani così l’app dai dispositivi Android e iOS. Comprendere per chi si configurerà il danno è un dato da affidare ai posteri, perché solo nel tempo si capirà se a Epic conveniva usufruire della vetrina messa a disposizione dalle due aziende o se quest’ultime giovavano della presenza di Fortnite sui propri store: l’ipotesi, forse peregrina, nella quale ci inerpichiamo, è che nel tempo sarà la software house a subirne le conseguenze.

Il pomo della discordia

Stando a quanto si appella Epic Games, ad Apple viene contestata la sua condotta anticoncorrenziale, che spinge l’azienda di Cupertino a richiedere il 30% di royalty su qualsiasi microtransazione avvenga nei prodotti acquistati, anche gratuitamente, dal suo Apple Store: significa che su ogni spesa che i giocatori effettuano su Fortnite, un free to play che vive di acquisti da piccoli centesimi o comunque di cifre contenute, Apple ha un guadagno considerevole, secondo Epic addirittura eccessivo. C’è da dire che l’accordo sulla percentuale fa parte di un contratto che qualsiasi sviluppatore e distributore accetta di firmare – e di conseguenza accetta, per l’appunto – in fase di accesso all’Apple Store, che funge così da vetrina. D’altra parte usufruire di uno spazio non proprio richiede, in qualche modo, una tassa di affitto, se volessimo rapportarla a uno spazio fisico e non digitale.

Per Apple quell’affitto sta nel richiedere il 30% degli introiti, una commissione pretesa in cambio dell’offrire uno spazio non solo pubblicitario, ma a tutti gli effetti da utilizzare come meglio si crede. D’altronde senza la presenza sull’App Store, Epic non avrebbe mai potuto far scaricare Fortnite su iPhone e iPad, perdendo così una vastissima fetta per il proprio free to play, sempre più giocato su mobile dai più piccoli. L’azione di attacco, quindi, di Epic è nei confronti di un contratto che era stato firmato a suo tempo e che viene firmato, allo stesso tempo, da migliaia – se non di più – di sviluppatori che accettano le condizioni di Apple pur di poter avere una vetrina attraverso la quale distribuire il proprio prodotto.

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Cosa ha scatenato il ban di Fortnite

Facendo un ulteriore passo in avanti verso il contenzioso messo in piedi da Epic, che è in questo caso l’attore dalla cui parte si innesca l’intera causa, si nota che Apple ha deciso di ritirare Fortnite dal proprio store, così da non poter dare più accesso agli utenti iOS al free to play più giocato di sempre. Medesima decisione è stata presa da Google. Sia chiaro: chi ha già scaricato il gioco potrà continuare a usufruirne liberamente, ma chi avrebbe voluto ottenerlo da oggi in avanti non potrà.

La mossa di Apple d’altronde produce effetto ex nunc, quindi da ora, e non ex tunc, da allora, per dirla in una terminologia giurista. La decisione da parte di Apple arriva a seguito di un’azione molesta da parte di Epic che aveva deciso di inserire all’interno di Fortnite un sistema che permetteva microtransazioni da parte dei giocatori aggirando iTunes e il sistema di pagamento previsto all’apertura di un account Apple. In questo modo decadeva il 30% di commissioni da devolvere ad Apple e l’intero incasso dell’acquisto arrivava direttamente nelle casse di Epic.

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Un’azione che per quanto possa inneggiare alla grande rivoluzione contro quella che Epic pretende di far configurare come un colosso che blocca la concorrenza e soffoca l’innovazione, configura un raggiro di un accordo e di un contratto posto in essere nel momento in cui Fortnite è stato inserito nell’App Store. Dovesse, quindi, vincere la causa per l’accusa di monopolio, Epic dovrebbe comunque andare a rispondere della responsabilità contrattuale, non avendo rispettato i termini presenti nell’accordo siglato con Apple e avendo anche generato, così, un lucro cessato e un danno emergente: insomma, dovrebbe risarcire i danni arrecati ad Apple.

Per questo l’azione legale alla quale ha deciso di adire l’azienda di Tim Sweeney potrebbe rivelarsi un grande ed enorme boomerang dal punto di vista legale, che intanto, però, sta generando non poca attenzione dal punto di vista mediatico.

Lo sciacallaggio dell’industria privata

Se da un lato, infatti, il mercato su internet ha visto l’esplosione della domanda per dispositivi iOS e Android con già Fortnite installato, allo stesso modo l’offerta ne ha approfittato, proponendo dei prezzi esorbitanti e che stanno già andando ad arricchire le tasche dei terzi, privati che da sciacalli vanno ad approfittare di tale situazione. Mentre, quindi, due aziende battagliano per milioni di dollari di introiti, dall’altro lato c’è sempre una piccola parte dell’industria che nonostante il periodo afoso prova a giovare in totale serenità delle problematiche del mercato. Dall’altro lato è indubbio che così facendo di Fortnite si continuerà a parlare, molto più di quanto non si stia già facendo da anni, trovandoci dinanzi a un fenomeno sociale e culturale che sta trovando spazio in ogni dove, tra i dibattiti e la cultura popolare.

In ultima analisi, rifacendoci anche alle dichiarazioni di Epic, che sostiene che Apple imponga “delle restrizioni irragionevoli e illegali per monopolizzare i mercati e impedire agli sviluppatori di raggiungere più di un miliardo di utenti a meno che non passino attraverso un unico negozio controllato da Apple”, ci troviamo impossibilitati dal non dire che se Fortnite ha raggiunto quel determinato numero di utenti è anche grazie alla presenza di un contratto che ha permesso a Epic di arrivare sui dispositivi iOS, accedendo a uno store che ha fatto da vetrina.

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Se poi si vorrà sostenere che è l’azienda di Cupertino ad aver tratto vantaggio dalla notorietà del free to play sviluppato a Cary, nella Carolina del Nord, saranno solo i numeri a dirlo, ma dubitiamo fortemente che, essendo i dispositivi iOS nati con ben altro obiettivo rispetto all’offrirsi come console mobile da gaming, tale affermazione possa trovare il consenso popolare. Il discorso vale, come sempre, anche per la controparte di Google, che si ritrova a doversi difendere dalle medesime accuse avanzate ad Apple.

Non resta, quindi, che vedere come andrà a finire lo scontro, che ancora una volta si ritroverà ad assumere quell’entità globale che da tempo vede gli Stati Uniti fronteggiare la Cina. Perché d’altronde, com’è giusto ricordare, alle spalle di Epic Games c’è il colosso Tencent, che di recente ha dovuto subire il ban dell’app WeChat da parte del governo di Donald Trump, sparendo così dal mercato americano: questa azione potrebbe essere la risposta, indiretta, in una guerra fredda che non si pone problemi. Starà ad Apple, e a Google anche, dimostrare di non aver creato distorsioni di mercato e di non aver imposto un monopolio per contrastare i guadagni di Epic e di Fortnite.