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Essendo un gioco estremamente popolare, Fortnite può bearsi del proprio successo, ma da grandi poteri derivano grandi responsabilità, o per meglio dire derivano grandi cause legali per impedire ai cheater di vendere software per barare. Più volte Epic ha portato in tribunale queste persone: non l’ha mai fatto con lo scopo di ottenere un risarcimento, ma solo per impedire la vendita di nuovi cheat e scoraggiare altri a fare lo stesso.

Recentemente, però, la società si è imbattuta in un caso un po’ più particolare. Se di norma i bari tendono a venire a patti immediatamente (un privato difficilmente può averla vinta contro una società che opera globalmente), uno YouTuber chiamato CBV ha deciso di rispondere al fuoco. La persona in questione è un minore (14 anni), quindi non sono state condivise informazioni a suo riguardo.

Fortnite 10.40.1

Il ragazzo non ha affatto smesso di vendere cheat, al contrario ha inviato una richiesta di interruzione della causa, tramite i propri legali, alla Corte federale del Nord Carolina. I suoi avvocati, tra le varie, affermano che la Corte non ha alcuna giurisdizione sul loro cliente e affermano che richiedere a un minore di difendersi in un diverso stato sarebbe irragionevole.

Ovviamente Epic non aveva intenzione di permettere a CBV di continuare con la vendita dei cheat. Il ragazzo, infatti, dopo la chiusura del canale YouTube e del sito tramite il quale vendeva software per barare in Fortnite, ha semplicemente aperto un nuovo canale e un nuovo sito. Ha anche caricato un video (ormai rimosso) nel quale utilizza parole non ripetibili contro Epic Games.

La situazione sembrava destinata a raggiungere definitivamente la corte, ma alla fine Epic è nuovamente intervenuta e ha stretto un accordo privato con CBV. Non è chiaro quali siano i termini di questo accordo, ma è altamente probabile che il ragazzo abbia concordato di non vendere più cheat e di non pubblicare video a riguardo. Il canale YouTube è infatti fermo da mesi e anche il sito internet non è più raggiungibile.

Epic dimostra quindi di non voler “punire” i cheater e i venditori, ma semplicemente impedirgli di rovinare l’esperienza di gioco degli utenti onesti.